Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente
12 e 13 maggio - Teatro Curci Barletta ore 21.00
TEATRO STABILE CATANIA
Come spiegare la storia del comunismo ai malati di mente
di Matei Visniec
regia Gianpiero Borgia
traduzione Sergio Claudio Perroni
con Angelo Tosto
Gianpiero Borgia, Annalisa Canfora
Christian Di Domenico, Giovanni Guardiano
Camillo Mascolino, Daniele Nuccetelli
Alessandra Barbagallo, Giorgia D’Acquisto
Salvo Disca, Marzia Longo, Chiara Seminara
scene Giuseppe Andolfo
costumi Giuseppe Avallone
musiche Papaceccio M.C.e Francesco Santalucia
movimenti coreografici Donatella Capraro
luci Franco Buzzanca
Caustica pièce del drammaturgo, poeta e giornalista romeno Matei Visniec, COME SPIEGARELA STORIA DEL COMUNISMO AI MALATI DI MENTE interroga i meccanismi per i quali una popolazione s’innamora di un’idea al punto da stravolgere tutti i comportamenti naturalmente e storicamente sedimentati nei secoli. Lo spettacolo svela con acume e ironia i tragici e insanabili paradossi del regime stalinista grazie ad un raffinato racconto allegorico.
Mosca 1953, anno della morte di Stalin. Il direttore dell’Ospedale Centrale per Malattie Mentali è convinto di aver scoperto una nuova e rivoluzionaria cura per i malati del suo manicomio: raccontare loro la Storia del Comunismo. In unoscenario grottesco e surreale la missione viene affidata al giovane poeta Yuri Petrovski che, pur dubbioso sull’efficacia terapeutica tanto sbandierata, elabora uno stile narrativo idoneo allo scopo e inizia il suo viaggio tra i malati. L’opera si snoda tra le perplessità del poeta sull’intera operazione, medici che adorano feticisticamente Stalin, infermiere ninfomani che vogliono copulare con chi ha conosciuto il dittatore russo, e malati che sono più sani di quello che sembrano.
Il rapporto tra Yuri e i “malati” diventerà solidale al punto che i vertici del manicomio cominceranno ad accusarlo di essere “un sabotatore della rivoluzione”.
L’opera di Visniec è esente da qualsivoglia tendenza moralistica: nessun precetto, nessuna condanna, nessuna indignazione.
Lungi dal realizzare una ricostruzione storica, l’autore racconta prima di tutto una storia. E lo fa utilizzando gli strumenti del poeta, non dello storico, in uno stile immaginifico e ostentatamente barocco, creando un mondo poetico grottesco e paradossale, ma proprio per questo iperrealista, perché paradossali e grottesche sono le forme del delirio di cui cade vittima la Comunità
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